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Paragrafo 4 . Il dolore e il pessimismo.

     
Questa insoddisfazione cosmica della Volont si riflette nel mondo dei
fenomeni cui appartiene anche l'uomo.
     Se  la  vita   manifestazione della Volont, essa  non  pu  che
essere desiderio e, quindi, insoddisfazione e dolore.
     Come  nel  Simposio  di  Platone, il  desiderio    desiderio  di
qualcosa  che  non si ha. Volere  desiderare, quindi    mancanza  di
qualcosa,  una continua tensione verso l'appagamento,  privazione  e
dolore. Ma per Schopenhauer non c' un Mondo delle Idee da raggiungere
e da contemplare: la gioia  solo la situazione momentanea e fuggevole
dell'appagamento.
     Qualsiasi soddisfacimento - scrive Schopenhauer -, o ci che  in
genere  suol  chiamarsi  felicit,   propriamente  e  sostanzialmente
sempre  negativo,  e  mai  positivo. Non   una  sensazione  di  gioia
spontanea,  e  di  per  s  entra in noi, ma sempre  bisogna  che  sia
l'appagamento di un desiderio. Imperocch desiderio, ossia mancanza, 
la  condizione preliminare d'ogni piacere. Ma con l'appagamento  cessa
il  desiderio,  e quindi anche il piacere. Quindi l'appagamento  o  la
gioia  non pu essere altro se non la liberazione da un dolore, da  un
bisogno: e con ci si intende non solo ogni vero, aperto soffrire,  ma
anche  ogni desiderio, la cui importunit disturbi la nostra calma,  e
perfino la mortale noia, che a noi rende un peso l'esistenza.  Ora,  
difficilissimo  raggiungere  e menare a compimento  alcunch:  a  ogni
nostro proposito contrastano difficolt e fatiche senza fine, e a ogni
passo  si  accumulano  gli ostacoli. Quando  poi  finalmente  tutto  
superato  e  raggiunto,  nient'altro ci  si  pu  guadagnare,  se  non
d'essere liberati da una sofferenza, o da un desiderio: quindi  ci  si
trova come prima del loro inizio, e non meglio. Direttamente dato   a
noi sempre il solo bisogno, ossia il dolore. Invece l'appagamento e il
piacere  non  li possiamo conoscere che mediatamente, per ricordar  la
passata sofferenza e privazione,
     
     p 130 .
     
     venuta  meno all'apparir di quelli: da ci proviene che dei  beni
e  vantaggi, che possediamo in effetti, non siamo punto ben  persuasi,
n  li  apprezziamo, bens ci sembra naturale l'averli;  che  essi  ci
letiziano  solo  indirettamente,  con  l'impedir  sofferenze.  Bisogna
averli  perduti,  per  sentirne  il  pregio:  perch  il  bisogno,  la
privazione,  il  soffrire  la sensazione positiva, che  si  manifesta
direttamente.  Perci  anche  ci  rallegra  il  ricordo  di  angustia,
malattia, bisogni superati, ch tal ricordo  l'unico mezzo per godere
dei beni presenti(15).
     Ancor  pi  grave    la situazione di chi - inconsapevole  della
realt  della vita - si illude di essere felice: dovr pagare  con  un
dolore pari alla gioia che si  illuso di provare.(16)
     
Una morte sempre rinviata.
     
Questo  pessimismo cosmico porta Schopenhauer a definire la vita  come
.una morte sempre rinviata.
     E'  dunque  la  sua [dell'individuo umano] esistenza,  anche  se
guardata  soltanto sotto l'aspetto formale, un perenne precipitar  del
presente  nel  morto  passato, un perenne morire. Ma  ora  guardiamola
anche  sotto l'aspetto fisico;  chiaro che, come il nostro  camminare
si  sa essere nient'altro che un costantemente trattenuto cadere, cos
la  vita  del  nostro corpo  un costantemente trattenuto morire,  una
morte sempre rinviata: e nello stesso modo, per concludere, l'attivit
del  nostro spirito  un costante allontanare la noia. Ciascun respiro
rimuove  la  morte ognora premente, con la quale noi  veniamo  cos  a
combattere tutti i minuti; come la combattiamo, a maggiori intervalli,
con  ciascun pasto, ciascun sonno, ciascun riscaldamento, e cos  via.
Alla  fine  la morte deve vincere; perch a lei apparteniamo  gi  pel
fatto d'essere nati, ed ella non fa che giocare alcun tempo con la sua
preda, prima d'inghiottirla(17).
     
La vita  un inferno.
     
Niente,  meglio delle parole dello stesso Schopenhauer, pu descrivere
la sua visione della vita e del mondo:
     Se  finalmente  a  ciascuno si volessero porre  sott'occhio  gli
orrendi dolori e strazi, a cui  la sua vita perennemente esposta,  lo
coglierebbe raccapriccio: e se si conducesse il pi ostinato ottimista
attraverso   gli  ospedali,  i  lazzaretti,  le  camere  di   martirio
chirurgiche, attraverso le prigioni, le stanze di tortura,  i  recinti
degli  schiavi,  pei campi di battaglia e i tribunali, aprendogli  poi
tutti  i  sinistri  covi  della  miseria,  ove  ci  si  appiatta   per
nascondersi  agli  sguardi  della  fredda  curiosit,  e   da   ultimo
facendogli  ficcar  l'occhio  nella  torre  della  fame  di   Ugolino,
finalmente finirebbe anch'egli con l'intendere di qual
     
     p 131 .
     
     sorte  sia questo meilleur des mondes possibles. Donde  ha  preso
Dante la materia del suo Inferno, se non da questo nostro mondo reale?
E  nondimeno  n'  venuto un inferno bell'e buono. Quando  invece  gli
tocc  di descrivere il cielo e le sue gioie, si trov davanti  a  una
difficolt  insuperabile: appunto perch il  nostro  mondo  non  offre
materiale  per  una  impresa siffatta. Perci non gli  rimase  se  non
trasmetterci,  in luogo delle gioie paradisiache, gli  ammaestramenti,
che  a lui furono col impartiti dal suo antenato, dalla sua Beatrice,
e  da  differenti santi. Da ci apparisce abbastanza chiaro,  di  qual
natura sia questo mondo(18).
     Di  fronte  a  un  mondo  simile  -  osserva  Schopenhauer  -   
giustificato   il  pessimismo  pi  radicale  e  non  c'   certo   da
scandalizzarsi  per  il carattere melanconico e sconsolato  della  sua
filosofia: Si  gridato contro la melanconia e la sconsolatezza della
mia  filosofia: esse, per, consistono semplicemente nel fatto che io,
anzich  favoleggiare,  come equivalente dei  peccati,  di  un  futuro
inferno,  ho  dimostrato che, ovunque  colpa, nel mondo,  esiste  gi
qualche  cosa di infernale: chi per volesse negarlo, potr facilmente
provarlo, una volta.
     Eppure  a  questo mondo - a questa arena di esseri  tormentati  e
angosciati, i quali esistono solo a patto di divorarsi l'uno  l'altro,
dove  perci  ogni  animale carnivoro  il sepolcro vivente  di  mille
altri e la propria autoconservazione  una catena di morti strazianti,
dove  poi  con la conoscenza cresce la capacit di sentire il  dolore,
che  quindi  nell'uomo raggiunge il suo grado pi alto,  e  tanto  pi
alto,  quanto  pi egli  intelligente - a questo mondo  si    voluto
adattare il sistema dell'ottimismo, e si  voluto dimostrare che   il
migliore  dei  mondi  possibili. L'assurdit  stridente.  Intanto  un
ottimista  mi invita ad aprire gli occhi e a guardare il  mondo,  come
esso    bello,  alla luce del Sole, con i suoi monti,  valli,  fiumi,
piante,  animali,  etc.  Ma allora il mondo   una  camera  oscura?  A
vedersi  queste cose sono certamente belle; ma ad essere   tutt'altra
cosa. [...]
     Alle  dimostrazioni  palpabilmente  sofistiche  di  Leibniz,  che
questo  mondo sia il migliore fra tutti i mondi possibili, si  pu  al
contrario  opporre  con seriet ed onest la  prova,  che  esso    il
peggiore fra i mondi possibili. Giacch possibile significa non quello
che  pu  fantasticarsi,  ma  quello  che  pu  realmente  esistere  e
sussistere.  Ora questo mondo  cos fatto, come doveva  esserlo,  per
poter  sussistere con tanta precisa miseria: se invece  fosse  un  po'
peggiore,  allora  non potrebbe pi sussistere. Orbene,  dato  che  un
mondo  peggiore, non potendo sussistere, non  possibile, esso  stesso
allora  il peggiore fra i mondi possibili(19).
